Il mio primo post su Runnerds

8 aprile 2013

Leggetelo se vi va.


La sanità pubblica che funziona

13 marzo 2013

Nell’ultimo anno ho avuto un po’ di problemi di salute. Vi tranquillizzo subito. Ho un tumore, alla gamba (tibia), grosso come un bambino di tre anni ben pasciuto ma fortunatamente benigno. In più ho avuto una colecistite acuta ma mi sono operato la settimana scorsa e sto già benissimo. Quindi tutto ok e andiamo avanti. Solo che in questi sei mesi sono passato fra le mani di moltissimi dottori, ho fatto un sacco di esami e sono stato ricoverato due volte in ospedale, il tutto nella bistrattatissima, inefficiente e pericolosa sanità pubblica italiana. Facendo un po’ una somma ho fatto ben tre risonanze magnetiche, una con contrasto,una tac, una radiografia, una ecografia, due visite ortopediche, una gastroenterologica, più i due ricoveri.

Ovunque, e dico ovunque senza eccezioni, nei miei pellegrinaggi per gli ospedali del circondario ho trovato roba che fino a qualche anno fa si vedeva solo nei telefilm americani. Ambienti pulitissimi e moderni, anche dentro le strutture più vetuste, personale gentilissimo ed efficiente, e sopra di tutto la sensazione di essere in buone mani. Per fare un esempio, nel reparto dove sono stato ricoverato passavano due volte al giorno a pulire ogni superficie, ogni giorno passava l’omino della manutenzione a controllare tutte le apparecchiature della stanza, dalla serratura della porta alle bocchette dell’ossigeno, infermieri e medici erano “sempre” a disposizione; persino il vitto, pur sempre ospedaliero, era più che mangiabile. Tutto rose e fiori? Ovviamente no. La lista d’attesa per l’intervento (non urgente) è stata di ben quattro mesi più qualche altro qui pro quo di minore entità.

Il giudizio è comunque estremamente positivo.

Decisamente preferisco questo sistema al modello americano dove le migliaia di dollari del cittadino invece di finire in cure finiscono nelle tasche degli avvocati delle assicurazioni.

Vero è che io vivo in Toscana, isola felice della sanità Italiana, ma forse potrebbe essere così anche in altre regioni, basterebbe smettere di votare la mafia.


Il problema del ripartire

8 luglio 2012

Un po’ più di un anno fa ho cominciato a correre per tentare di distanziare la vecchiaia incipiente, e anche per altri motivi di cui avevo scritto qui.
Allora feci l’esperienza di quanto sia duro iniziare. Quando parti da zero e cominci a correre tutto sembra esplodere dentro di te. Il cuore sembra voler uscire dalla cassa toracica, i polmoni sembrano spalmati di colla ed imbottiti di carta vetrata, le gambe, che pure in poltrona riuscivi ad alzare sembrano pesare due tonnellate l’una e quindi difficilotte da staccare da terra.
Iniziare è estremamente duro ma anche estremamente soddisfacente.

I miglioramenti sono rapidissimi. Se il giorno prima riuscivi a correre solo un minuto prima di sputare un brano di polmone, il giorno successivo riesci a correrne due, la settimana dopo quattro. Io sono riuscito, partendo da zero, a correre 5km in mezz’ora nel giro di un mese dal primo, agonico, allenamento.
La settimana successiva sono riuscito a correre prima 45minuti e poi un’ora senza fermarmi.
Questi rapidi miglioramenti danno un senso di appagamento che aiuta in maniera drammatica, la sera dopo una lunga giornata di lavoro, a mettersi le scarpette ed uscire invece di mettersi in poltrona con un gelato.
E subito dopo arrivi a quel punto in cui correre è un’attività faticosa ma che niente ha a che vedere con l’agonia iniziale. Esci, corri, rientri senza che il cuore esca dal petto o che i polmoni esplodano, in poche parole sei allenato e corri felice, le endorfine del dopo sono un premio ulteriore; tutto va bene.

Poi subisci un infortunio.

A me è successo il 25 Marzo di qeust’anno, una serata perfetta. La prima volta che riuscivo ad uscire con il sole ancora su, c’era una temperatura ideale, il cielo era terso, le gambe giravano a meraviglia. Ho messo banalmente un piede male scendendo dal marciapiede per lasciar passare una signora. Li per li un pizzicotto poi più nulla ho continuato a correre. Solo che nei giorni successivi è gonfiato con tutto il tran tran del caso. Ghiaccio, riposo, stop alla corsa.

Per due mesi

E qui le cose si fanno più grigie. Perchè naturalmente i due mesi sono più che sufficienti a perdere il 90% dell’allenamento, a mettere su buoni quattro o cinque Kg superflui, a perdere l’abitudine alla corsa.
Ma la parte peggiore è quella psicologica. La tua testa è rimasta a qualche mese prima quando facevi tranquillamente questo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Invece ora esci la sera, dopo una lunga giornata di lavoro e, sputando sangue, il tuo corpo non riesce a produrre niente di meglio che questo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E la delusione è compagna dello stimolo a mettersi in poltrona con un gelato invece che mettere le scarpette ed uscire.

Tutto questo per dirvi che sono un po’ in crisi ed ho bisogno di una parola d’incoraggiamento. Conto su di voi :-)


Articolo 4

27 giugno 2012

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


La musica perfetta

14 maggio 2012

Capita a volte nella vita che un’insieme di cose si congiungano a sfiorare la perfezione. Non è stato così per un piccolo evento a margine che ha causato un po’ di preoccupazione fortunatamente senza conseguenze, però comnque alla perfezione siamo andati vicino vicino.

La sala è esteticamente straordinaria
l’acustica altrettanto strabiliante. Per una generazione come la mia abituata all’amplificazione ascoltare musica naturale con questo grado di perfezione è un’esperienza. La sinfonia, beh, la sinfonia in questione era di quelle che danno sicurezza, il coro era uno dei migliori al mondo, il direttore decisamente ispirato, direi entusiasta.
La perfezione forse non esiste, il difetto si può trovare; possibile.
Se non era perfetto l’insieme però ci si avvicinava parecchio.


Piccole cose che riconciliano con la morte

10 maggio 2012

Ti fai un culo quadro e ti scalmani da mane a sera; quell’altro invece è sempre molto calmo.

Fai trenta cose ne trascuri una e sei colpevole perchè tu sei bravo e le cose non le devi trascurare; quell’altro invece ne fa una e ne trascura una quantità che tende a infinito ma nessuno se ne accorge perchè tanto c’è un bischero a caso che tappa il buco.

Le cose le fai bene, sei bravo e competente. Quell’altro le cose le fa bene solo quando te le scarica sul tavolo e le ritira già fatte.

La tua giornata dura undici ore perchè di te non si può fare a meno; quell’altro invece fa una giornata di otto ore.

Se per caso chiedi ferie te lo fanno pesare da un mese prima perchè: “cavolo! ci lasci nelle peste”. Quell’altro prende ferie.

Ah! Dimenticavo. Quell’altro guadagna più di me.


Logica ferrea

30 marzo 2012

Secondo Marchionne il mercato dell’auto italiano al momento può essere definito solo come orribile. Il 40% più basso rispetto al 2007.

La sua soluzione è quella di rendere gli acquirenti delle auto più poveri e più incerti sul futuro.
Un genio.


Zitto zitto il vecchio rover…

10 dicembre 2011

Perso nelle spaccature europee, negli spread che salgono, dei risparmi che scendono mi era sfuggita una notiziola.
Pare che il vecchio rover da noi abbandonato su Marte ormai da quasi dieci anni, abbia trovato prove praticamente inoppugnabili della presenza di acqua sul pianeta vicino casa.
Che abbia avuto paura che il nuovo arrivato potesse rubargli la scena che tiene ormai da lungo tempo? ;-)


Mi tocca anche fare discorsi moralisti?

29 novembre 2011

Ma scusate? Sono l’unico che si sente disgustato dalla vicenda del politico/giornalista Magri e della sua triste fine in una clinica Svizzera?
Chiariamoci, io sono a favore dell’autodeterminazione di ogni persona, compreso il diritto di scegliere la propria morte ma qui si va un pezzo oltre.
Questa persona era affetta da depressione e la depressione è una malattia terribile ma non una malattia mortale, e soprattutto è una malattia curabile. Mi sembra francamente assurdo che una persona affetta da depressione vada da un medico e questo l’aiuti ad uccidersi invece di aiutarla a vivere.
Parlo per forti esperienze personali: ho un padre che ha sofferto di depressione, una zia che è stata fermata mentre scavalcava la ringhiera, un paio di cugini e una cara amica con esperienze simili.
Tutti loro, ed io in parte con loro, hanno affrontato questa terribile malattia ma sono ancora qui con noi, e spero siano contenti di ciò, anzi so che sono contenti di ciò.
Perchè per la depressione ci sono dei farmaci, c’è la psicoterapia in tante forme singole o collettive, c’è il sostegno familiare, ci sono talmente tante cose prima della morte che mi pare indegno che il medico si faccia carico di somministrare la morte invece che la cura. Il depresso non è un corpo inanimato da decenni in un letto, e nemmeno un malato terminale senza speranza di guarigione e con solo poche settimane di atroci sofferenze davanti a se, è una persona che soffre ma che può guarire!
Di sicuro ha il diritto di uccidersi, anche se io proverei ad impedirglielo ed a convincerlo a cercare una soluzione diversa, ma non credo che sia giusto che uno stato autorizzi un medico ad aiutarlo ad uccidersi.

Ultimo ma non meno importante, una legislazione così mette un’arma potente nelle mani di chi si batte contro l’autodeterminazione del fine vita. E’ così esagerata che può facilmente essere additata ad esempio di “dove andremmo a finire se…” ostacolando ancora di più un percorso estremamente difficile in un paese come il nostro.


Vent’anni senza

24 novembre 2011