La sanità pubblica che funziona

13 marzo 2013

Nell’ultimo anno ho avuto un po’ di problemi di salute. Vi tranquillizzo subito. Ho un tumore, alla gamba (tibia), grosso come un bambino di tre anni ben pasciuto ma fortunatamente benigno. In più ho avuto una colecistite acuta ma mi sono operato la settimana scorsa e sto già benissimo. Quindi tutto ok e andiamo avanti. Solo che in questi sei mesi sono passato fra le mani di moltissimi dottori, ho fatto un sacco di esami e sono stato ricoverato due volte in ospedale, il tutto nella bistrattatissima, inefficiente e pericolosa sanità pubblica italiana. Facendo un po’ una somma ho fatto ben tre risonanze magnetiche, una con contrasto,una tac, una radiografia, una ecografia, due visite ortopediche, una gastroenterologica, più i due ricoveri.

Ovunque, e dico ovunque senza eccezioni, nei miei pellegrinaggi per gli ospedali del circondario ho trovato roba che fino a qualche anno fa si vedeva solo nei telefilm americani. Ambienti pulitissimi e moderni, anche dentro le strutture più vetuste, personale gentilissimo ed efficiente, e sopra di tutto la sensazione di essere in buone mani. Per fare un esempio, nel reparto dove sono stato ricoverato passavano due volte al giorno a pulire ogni superficie, ogni giorno passava l’omino della manutenzione a controllare tutte le apparecchiature della stanza, dalla serratura della porta alle bocchette dell’ossigeno, infermieri e medici erano “sempre” a disposizione; persino il vitto, pur sempre ospedaliero, era più che mangiabile. Tutto rose e fiori? Ovviamente no. La lista d’attesa per l’intervento (non urgente) è stata di ben quattro mesi più qualche altro qui pro quo di minore entità.

Il giudizio è comunque estremamente positivo.

Decisamente preferisco questo sistema al modello americano dove le migliaia di dollari del cittadino invece di finire in cure finiscono nelle tasche degli avvocati delle assicurazioni.

Vero è che io vivo in Toscana, isola felice della sanità Italiana, ma forse potrebbe essere così anche in altre regioni, basterebbe smettere di votare la mafia.

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Articolo 4

27 giugno 2012

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


Mi tocca anche fare discorsi moralisti?

29 novembre 2011

Ma scusate? Sono l’unico che si sente disgustato dalla vicenda del politico/giornalista Magri e della sua triste fine in una clinica Svizzera?
Chiariamoci, io sono a favore dell’autodeterminazione di ogni persona, compreso il diritto di scegliere la propria morte ma qui si va un pezzo oltre.
Questa persona era affetta da depressione e la depressione è una malattia terribile ma non una malattia mortale, e soprattutto è una malattia curabile. Mi sembra francamente assurdo che una persona affetta da depressione vada da un medico e questo l’aiuti ad uccidersi invece di aiutarla a vivere.
Parlo per forti esperienze personali: ho un padre che ha sofferto di depressione, una zia che è stata fermata mentre scavalcava la ringhiera, un paio di cugini e una cara amica con esperienze simili.
Tutti loro, ed io in parte con loro, hanno affrontato questa terribile malattia ma sono ancora qui con noi, e spero siano contenti di ciò, anzi so che sono contenti di ciò.
Perchè per la depressione ci sono dei farmaci, c’è la psicoterapia in tante forme singole o collettive, c’è il sostegno familiare, ci sono talmente tante cose prima della morte che mi pare indegno che il medico si faccia carico di somministrare la morte invece che la cura. Il depresso non è un corpo inanimato da decenni in un letto, e nemmeno un malato terminale senza speranza di guarigione e con solo poche settimane di atroci sofferenze davanti a se, è una persona che soffre ma che può guarire!
Di sicuro ha il diritto di uccidersi, anche se io proverei ad impedirglielo ed a convincerlo a cercare una soluzione diversa, ma non credo che sia giusto che uno stato autorizzi un medico ad aiutarlo ad uccidersi.

Ultimo ma non meno importante, una legislazione così mette un’arma potente nelle mani di chi si batte contro l’autodeterminazione del fine vita. E’ così esagerata che può facilmente essere additata ad esempio di “dove andremmo a finire se…” ostacolando ancora di più un percorso estremamente difficile in un paese come il nostro.


Vent’anni di danni

17 novembre 2011

Fra i danni sociali dell’ultimo ventennio mi salta all’occhio, con dolore, la caduta di qualità della professione giornalistica, probabilmente compagna della caduta di qualità della nostra intera società. Dico con dolore perchè la qualità del giornalismo è il primo pilastro non istituzionale di una democrazia sana e forte. La voce libera della stampa è il fondamento della nostra società. Voce libera che però deve essere anche intelligente e competente e purtroppo, ripeto con grande dolore, è sempre più raro trovarne esempi soprattutto nel media più diffuso, la televisione.

Mi ha sorpreso il candore con il quale il conduttore di SkyTg24 ha ammesso, al termine del discorso programmatico del Presidente del Consiglio Monti, di non essere in grado di fare una sintesi del discorso. E dire che è stato un discorso lineare, semplice e privo dell’usuale politichese che rende di solito confuso un discorso politico.

Invito tutti i giornalisti ad impegnarsi di più, a cercare la verità, ad approfondirla, ed a spiegarcela, perchè abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno che voi siate i nostri occhi e la nostra voce, ma abbiamo anche bisogno che questi occhi e questa voce siano capaci di vedere e di raccontare e non di copiare pedissequamente un comunicato stampa scritto dallo stagista di qualcuno.


Lo pubblicherei su un giornale a tiratura nazionale

16 novembre 2011

Come la comune AmicaB aspettavo con ansia l’epitaffio di AmicaN sul politico Berlusconi.
E’ arrivato.
E’ illuminante come sempre.
Contiene un sogno.

Cosa su può volere di più.


Imprevedibile

4 novembre 2011

Secondo il sindaco di Genova l’evento era imprevedibile.
A seguire stralci di una conversazione in chat tra me ed il segretario della mia associazione di volontariato avvenuta circa 24 ore prima dell’evento imprevedibile.

Contesto: era previsto che alcune squadre dell’associazione facessero un turno ad Aulla in aiuto alla popolazione colpita dall’alluvione della settimana scorsa, il coordinamento aveva avvertito però che in caso di tempo avverso le squadre sarebbero state ritirate per ragioni di sicurezza, secondo il sacrosanto principio che “il soccorritore non deve mai diventare vittima”.

Inve: mi sa che il finesettimana saremo evacuati
Riccardo: Mette parecchio brutto? non ho visto…
Inve: Pioggia a livello alluvionale su Piemonte e Liguria occidentale. Critica Su Lombardia, Liguria Orientale e Alta Toscana.
Riccardo: Vediamo cosa succede domani, credo aspettino fino all’ultimo [cut]
soprattutto andare lì e rimanere infangati insieme ad altre centinaia di persone e occupare spazi destinati alla popolazione [cut] è ovvio che uno non guarda la goccia che cade ma in questo caso non mi sembra una goccia sola.
Inve:  Se ti vuoi spaventare guarda le carte de ilmeteo.it

Questo significa che: o io ho capacità di previsione soprannaturali, o avevo guardato il più seguito sito di previsioni meteo e letto le comunicazioni di allerta della protezione civile che prevedevano l’evento imprevedibile.


Lettera a Massimo Zennaro

29 settembre 2011

Egregio Dottor Zennaro

Sono rimasto molto colpito dalle sue dimissioni dopo la vicenda che l’ha vista esilarante protagonista di una delle più meravigliose gaffe della storia dell’umanità. La invito caldamente a ripensarci, non mi sembra il caso che lei solo prenda sulle sue povere spalle il peso di un piccolo sbaglio.
Le dimissioni sono un atto di dignità che chiaramente non le appartiene, non faccia lo sforzo di apparire quello che non è, tanto sappiamo benissimo che tempo due settimane, giusto il tempo di dimenticarsi il suo nome, le verrà data la dirigenza di chissà che ufficio o un qualche incarico ben remunerato in una delle mille e mille nostre istituzioni.
Non si capisce perchè poi dovrebbe dimettersi. Lei vive e lavora in un governo guidato da un farabutto, in compagnia di mafiosi, nel quale il miglior ministro forse è proprio quello che lei umilmente serviva, che ha forse il pregio di essere una misera sciaquetta incompetente, non una vera criminale, come molti suoi compagni di governo.
Le dimissioni potrebbero persino attirare fastidiose attenzioni su di lei. L’emergere di un minimo di coscienza civile potrebbe scatenare sospetti sulla sua persona, magari potrebbe persino essere scambiato per un pericoloso comunista.
Ci ripensi, torni al suo posto a narrar di tunnel e neutrini,

Tanto non ci caschiamo